venerdì 6 maggio 2016

Made in Italy - Solo l'Amore di Francesca Lesnoni

Nuovo Made in Italy! Stavolta vi presento un romance scritto dalla nostra compaesana Francesca Lesnoni.



Titolo: Solo l’Amore

Autore: Francesca Lesnoni

Illustratore: Alessia Coppola

Editore: Self Publishing

Data di pubblicazione: 25 gennaio 2016

Genere: Romanzo

Pagine: 155

Lucia è scomparsa... nessuno sa che fine abbia fatto la dolce sorella di Carlo, unico indizio un biglietto: "Non preoccupatevi, sto bene. Vado dove ho sempre desiderato essere, da che ho memoria..." Nessuno però si preoccupa realmente della sparizione di Lucia tranne Pier che, innamorato da sempre di lei, decide di prendersi un anno sabbatico per dedicarsi alla misteriosa ricerca. Per sua fortuna Pier potrà contare sull'aiuto di alcune persone, come i signori Dardi, due amabili vecchietti, che gli consegneranno dei bigliettini scritti da Lucia; o Luigi, un sapiente tappezziere con la passione per la lettura, che lo aiuterà a mettere ordine nei suoi taccuini pieni di appunti e divagazioni; o l’amatissimo padre che, al momento opportuno, saprà cogliere una traccia importante… Ma, prima di trovare Lucia, Pier dovrà confrontarsi con una diversa percezione di sé e degli altri, rivisitare la propria vita, comprendere qual è il suo vero sogno... Grazie al suo intelligente umorismo e piccoli colpi di scena, Pier si ritroverà su un aereo diretto a Parigi. Sarà lì che finalmente rincontrerà Lucia?

Anche se può sembrare stolto o paradossale o folle, 
ho scelto la metà mezza piena del bicchiere, 
la sola che doni la vera gioia. 
E sorrido.

BIOGRAFIA

Francesca Lesnoni è nata in Inghilterra, vive e lavora a Roma. Per alcuni anni, durante il suo tempo libero, ha “insegnato” pittura in un carcere minorile, da questa esperienza è nato un libro di racconti: “Kunia e le altre”, pubblicato da Stampa Alternativa nel 1992. Da sedici anni è volontaria dell’Associazione Peter Pan Onlus che offre ospitalità ai bambini oncologici in cura all’Ospedale Bambino Gesù e alle loro famiglie. Per quattro anni ha “insegnato” scrittura creativa a ragazzi con handicap mentale.

ESTRATTI

1

Credevo di averla dimenticata. O meglio, avevo fatto di tutto per dimenticarla. Ma si può dimenticare il riso, quando è chiaro, talmente chiaro da farti socchiudere gli occhi e ti fa pensare alla luce dell’aurora, al candore della spuma del mare, agli spruzzi cristallini delle onde che si frangono sugli scogli e volano alti?

Penso di no. Ti rimane dentro, nel profondo. E anche se ti dici che vivi, che stai vivendo lo stesso, all’improvviso senti una nostalgia indicibile di quel riso e sai che lo cercherai, sino alla fine del mondo.

2

mio padre era di fronte a me, sprofondato nell’avvolgente poltrona di velluto marrone, assorto, un libro tra le mani, un’espressione felice sul volto. Incredibilmente felice. L’ho guardato, ho continuato a guardarlo per un tempo che mi è sembrato infinito… La luce del mattino si è levata, lentamente, lievemente, rivelando lo splendore del bianco pero fiorito dietro la vetrata che si affaccia sul giardino.

E’ cominciato così il mio amore per i libri. Dovevano essere qualcosa di grande per donare al mio papà quell’espressione che non sono mai più riuscito a ritrovare. Neppure nei momenti di canonica contentezza: le lauree, i matrimoni, la nascita dei nipoti eccetera. Che libro stava leggendo? Forse un giorno troverò il coraggio per chiederglielo. Ho rincorso Quel Libro tutta la vita.

3

Rosetta appena sfornata con stracchino e cicoria. Eccellente. Acqua presa a una fontanella, messa in una bottiglia di vetro, chiesta al bar di fronte. Fresca. Ottima. La panchina tra la Fontana dei Quattro Fiumi e la chiesa di Sant’Agnese era libera. E’ stato il migliore pasto della mia vita. Non ho letto, mentre mangiavo. Mi sentivo allegro, leggero e desideravo godere a pieno di quell’allegria, di quella leggerezza. Il tepore del sole di primavera mi entrava nella pelle, nella carne, nelle ossa. Nel cuore? Mi sono sdraiato sulla panchina di pietra, ho messo lo zainetto sotto la testa. L’azzurro del cielo mi ha avvolto, cullandomi con delicatezza. Non ero forse un bambino? Ho chiuso gli occhi e mi sono addormentato.

4

“Cerca, Pier, cerca sempre nuove terre e nuovi cieli! Non smettere mai di cercare…” mi tornarono alla mente le parole che papà mi aveva scritto per il mio sesto compleanno. Avrei voluto dirle a Lucia, urlare che aveva ragione, che anch’io desideravo volare… cercare… anche se ero un pavido… un pigro… che… Ma non lo feci. E rimasi a guardarla mentre andava via. Aveva ancora il portamento di una ballerina, eretto, leggero. Eppure l’audacia di un guerriero.

5

gli ho mostrato il dipinto in cui è seduta sul divano azzurro. E’ rimasto a contemplarlo, contento, commosso, stupito.... Per quanto tempo? Non saprei dirlo. Guardavo lui che guardava Lucia e ho sentito che tutto era andato come doveva andare… Non avrei cambiato la dolcezza di quel momento per nulla al mondo. E la mia vita. Anche la sofferenza acquistava un significato nuovo. E il buio, le cadute, le sconfitte, i fallimenti… per quel momento era valsa la pena. Varrà sempre la pena.


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